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MARMO
L'industria marmifera trapanese trae le sue
origini da una importante attività estrattiva di marmi pregiati,
svolta in passato sul monte S. Giuliano, su cui sorge la cittadina
di Erice, famosa per la sua storia.
La
provincia di Trapani, in campo nazionale, occupa un posto di notevole
rilevanza nell'estrazione e nella lavorazione del marmo. Il settore
lapideo nel Trapanese rappresenta un tassello fondamentale dell'economia
provinciale. I dati ISTAT ne sono la conferma: la provincia sostiene
il 15% della produzione nazionale e l'85% dell'intera produzione regionale.
Nel settore marmifero trapanese operano 300 aziende. La filiera del
marmo presenta una notevole varietà produttiva, che va dai
semilavorati più grezzi ai marmi più pregiati per l'arredamento
e il restauro.
Il principale prodotto dell'industria marmifera trapanese è
il Perlato di Sicilia, una pregiata varietà di marmo estratta
in cave dislocate su un'area di 10 km, che attraversa diversi comuni
della provincia, ma che insiste principalmente nel comune di Custonaci.
Altre tipologie di marmo, estratte sempre localmente, sono l'Avorio
venato, le Brecce di Custonaci, il Libeccio, il Rosso fiorito di San
Vito, il Perlatino di Sicilia e il Botticino.
Il marmo, per le sue intrinseche caratteristiche di resistenza agli
agenti atmosferici, da un lato, e di bellezza e lucentezza, dall'altro,
trova la sua maggiore applicazione nei rivestimenti murali, sia interni
che esterni.
Una grossa percentuale del marmo della Sicilia orientale viene esportato,
sia grezzo sia lavorato, in tutto il mondo, anche se il mercato privilegiato
è quello del Medio ed Estremo Oriente.
Una prestigiosa testimonianza dell'utilizzo del marmo trapanese si
trova nella Cattedra di S. Pietro, ad opera del Bernini.
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